Il caso Minzolini o della buona coscienza della politica italiana 

Se sostenere che all’interno delle aule del parlamento, gente che non ha scrupoli nell’impossessarsi del denaro pubblico, di certo non è populismo, bensì la terribile verità sulla condizione della politica italiana. Tantomeno c’è il bisogno di ricercare nella memoria del passato eventi esempio, infatti, basta accendere la TV e ascoltare l’ennesima notizia dell’ennesimo parlamentare indagato. Il più recente è salvataggio di Minzolini dalla decadenza -grazie ovviamente ai voto del PD e al FI- nonostante si fosse impossessato del denaro pubblico e avesse tutti quanti i requisiti per l’applicazione della legge Severino, la quale impone l’incandidabilità in seguito al giudizio di condanna. È stata la coscienza, giustamente, ad aver condotto i parlamentari del PD e di Forza Italia a votare a sfavore della condizione di incandidabilità di Minzolini; una coscienza che a loro è sempre stata molto cara. Medesima importanza ha l’onestà: di certo non è avvenuto un “voto di scambio”, come ha affermato il M5S.

Sono quasi imbarazzanti molti dei politici italiani per la loro incoerenza, immaturità e mascherata disonestà. Spesso finti ingenui per potersi figurare come vittime, non solo dell’opposizione, ma anche della rabbia del popolo stesso (escludendo in questo caso la stampa, quella è sopratutto materia di Trump). Si considerano portatori dei reali valori, non compresi o addirittura scherniti e qualsiasi accusa (spesso ben fondata) è la conseguenza di un’antica antipatia o timore, poiché essi si reputano un pericolo per i partiti oppositori, in quanto ritengono di aver già ottenuto la vittoria elettorale.

Qualunquismo è quindi ogni tipo di obiezione, sfiducia; piuttosto è la troppa fiducia nella politica ciò che causa l’indignazione, la speranza che qualcosa migliori. Indignazione che diviene populismo quando questa stessa politica fa ricadere la colpa dei problemi degli italiani sulle immigrazioni o sulla solidarietà internazional; piuttosto riconosciamola nella disonestà della maggior parte della classe politica (ma anche di alcuni individui nella società stessa) e nella morbosità per il salvare solo banche e altri enti, per interessi personali e loschi favori.

Perciò l’esame di coscienza si faccia sul proprio agire politico, anziché sulla non applicazione di una legge quando è invece più che lecita.

Viviana Rizzo

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