Gli angeli di Manchester 

Colpite i bambini e crollerà una nazione. Questa è quindi la tattica di oppressione messa in atto dal terrorismo islamico; la disumana motivazione che ha mosso un uomo, quell’uomo che non è più uomo, ma automa e schiavo dell’ideologia dell’odio, a farsi esplodere durante il concerto di Ariana Grande all’arena di Manchester lunedì sera. Un ordigno pieno di chiodi, aculei di ferro che hanno colpito non soldati, non adulti bensì bambini, giovanissimi ragazzi completamente innocenti, completamenti estranei all’odio che muove le guerre, gli orrori dei conflitti, le futili motivazioni che muovono uomini a opprimere altri uomini. 

Lo chiamano terrorismo di matrice islamica poiché le idee con i quali giustificano l’aberrante sono le stesse che hanno costituito l’Islam: ma è ciò che essi sostengono, che cercano di convincersi e convincere che la violenza è giusitizia. Tuttavia nulla di tutto ciò somiglia all’Islam, nulla di tutto ciò che affermano, alcun motivo giustificante la soppressione del diritto alla vita ha la parvenza di religione, in quanto essa si pone il dovere di sostenere la comprensione del dolore altrui, la negazione di ogni forma di giudizio e violenza, l’agire per l’uguaglianza e la fraternità tra popoli. Le religioni si prefiggono il dovere di insegnare l’umanità. L’Islam -o qualsiasi altra religione- non è motivo di questo fermento di ostilità. 

Il terrorismo ”islamico”, o qualunque forma di violenza, è un’erbaccia, un pianta-parassita, completamente privi di radici , quindi assente di fondamenti, che caccia le altre piante, opprime e distrugge quelle altre che hanno radici e si nutrono di ciò che riescono loro a ricavare. Piante secolari, tenacissime e solidissime che sono le società civili e libere, quelle occidentali e quelle poche orientali che riescono a reggersi nonostante i colpi dei nuovi totalitarismi. Il terrorismo di matrice ”islamica” non ha perciò radici, non ha storia, ma ha un inizio e quindi avrà una fine; non può affermarsi se non come fallace movimento totalitario. Totalitario perché preme, si insinua subdolo come lunghi tentacoli tra i pilastri dei sistemi dei Paesi non in guerra, li fa vacillare, tentennano tra un improvvisato e ostile intolleranza a un becero e inutile buonismo. La libertà personale diviene un’incontrollabile virtù; la libertà di girare per le città, nel viaggiare sono fatalità e il timore diviene isteria collettiva; meglio non uscire di casa. Si colpiscono gli Stati non in guerra ed essi si atterriscono di quest’ondata di terrore propria dei conflitti, poi i punti di ritrovo; allora la popolazione diviene protagonista di una sanguinaria disputa che ha sapore un po’ di mera ideologia. Si colpiscono i giovani adulti che s’affacciano speranzosi alla vita, alla generazione che avrà il potere di orchestrare con i fragili fili del destino mondiale e il popolo comincia a fremere atterrito. Si colpiscono i bambini e l’intero popolo si inginocchierà. Ma questo popolo non può abbandonarsi al dolore, alla paura, alla sofferenza poiché significherebbe perdere, abbandonare tutti quei valori per i quali troppe persone hanno sacrificato la propria vita, far schiacciare ogni promessa. 

Che queste lacrime non siano indizio di indifesa, di perdita bensì la motivazione per cui non si deve cedere, per continuare a resistere, difendersi, a combattere. 

Viviana Rizzo

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