Un’umana necessità

Per nazione s’intende una collettività umana unità dalla coscienza dei suoi membri di avere in comune origine, lingua, religione, economia, territorio e destino storico. Il cittadino è un individuo la cui vita è influenzata dall’andamento politico, economico, sociale e culturale di un Paese in un determinato periodo storico dal momento in cui ne nasce. Il suo destino è legato in modo ineluttabile al moto, al cammino incerto, alle fragilità, alle repentinità della Nazione, la quale disegna i confini culturali del luogo a cui appartengono le sue caratteristiche della propria identità comuni ai suoi vicini, concittadini. Non hanno più interesse il passato e il luogo natio dei genitori poiché quelle culture, quelle società si annichiliscono dal bisogno comprendere la comunità che compone la propria realtà, il proprio presente. Perciò lo Ius Soli dovrebbe quindi diventare un diritto inalienabile, un imperativo categorico dello Stato.

Una persona che nasce nel nostro Paese assumerà in sé la cultura italiana e la sua esistenza sarà complementare a quella della nazione, la cultura dei genitori sarà quindi secondaria, una caratteristica aggiuntiva dell’identità, non certamente un qualcosa che lede alla conformazione della società italiana.

Lo Ius Soli è una necessità: è una condizione deprimente quella di essere culturalmente apolidi, non appartenere alla società in cui si è nati perché i propri genitori non ci sono nati, né appartenere a quella della famiglia di origine, perché appare troppo distante, troppo astratta, quasi come se fosse uno spirito che aleggia e incombe ogni qualvolta viene evidenziata questo casuale stato d’essere. La conseguenza è un drammatico relativismo esistenziale, una crisi che non fa riconoscere se stessi , né cercare di a paragonarsi agli altri, nemmeno di confrontarsi, non per vincere ma per comprendere, conoscere e creare un qualcosa di nuovo: allora la diversità deve divenire novità, nulla è statico, permane in un tempo infinito, ma tutto muta, oggi non è identico a ieri, nemmeno ci somiglia. Questo è anche un monito a tutti quei nazionalisti che esaltano, appunto, la nazione, senza nemmeno afferrarne il significato, difendendo la tradizione, la cultura statica che disprezza non tanto il diverso ma il nuovo, poiché esso potrebbe avere la capacità di far crollare i pilastri della società: la storia passata non può crollare poiché si è già affermata nel tempo, né potrà sparire nell’oblio dell’umanità poiché è una presenza ingombrante e incombente sul presente in atto e sul futuro che si sta formando con tutte le proprie sofferenze; perciò il timore che la tradizione muoia è effimero, pressoché inutile perché rallenta il progresso, quello morale-civile, al momento in fase di regressione, il cui sviluppo è divenuto una necessità urgente in questi tempi di pace apparente.
Viviana Rizzo

Fotografia: geograficamente.wordpress.com

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