Il Paradosso della Tolleranza

«La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.»  (Karl Popper, “La società aperta e i suoi nemici)

 

È il 1945, vengono aperti per la prima volta i cancelli di Auschwitz, il più grande sistema di campi di concentramento nazisti. Per la prima volta si si prende coscienza degli orrori dei regimi, in questo caso del nazismo, la brutalità disumana dell’intolleranza.

Sempre nello stesso anno, viene pubblicato “La società aperta e i suoi nemici“, il saggio di esordio del filosofo tedesco Karl Popper, nel quale viene esposto il paradosso della tolleranza, che in questi giorni sta ritornando alla ribalta, applicata alla protesta dei White Supremacists a Charlottesville, di un forte stampo neofascista.
Il paradosso della tolleranza sostiene che, per poter difendere una società tollerante (e democratica), si deve assumere un comportamento intollerante nei confronti di chi si proclama intollerante o comunque i suoi ideali rassomigliano a quelli che si sono affermati come i pilastri ideologici dei regimi totalitari del Novecento. Se così non avvenisse la società tollerante crollerebbe.

Tale paradosso dà una risposta al problema di come comportarsi di fronte al dilagare di nuovi ideali discriminatori e che rasentano il fascismo. Tuttavia, come giusto che sia, questa soluzione non è sempre condivisa e spesso contraddetta, ponendo come antitesi che, assumendo un comportamento intransigente nei confronti degli intolleranti, si rinneghino le fondamenta stesse della società parte e tollerante; per cui si debba assumere comportamento aperto e moderato nei confronti anche dei più estremisti.

 

 

 

 

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