Márcia Theóphilo: raccontare l’anima dell’Amazzonia

Una verde viscera si estende all’infinito in direzione dell’orizzonte accogliendo a sé una grandiosa pluralità di creature piccole, immense: è l’Amazonia, il polmone della terra che pulsa incessante, martoriato dalla violenza umana, quella che schiaccia la vita, che abbatte i fusti, sradica secolari radici.
Luogo di migliaia di anime, di respiri che racchiude il fondamento della vita è testimone della brutalità, è vittima di un gravoso processo di desertificazione causata dalla negligenza.

«L’ultima catastrofe provocata in Amazonia è un crimine contro la natura che ha le dimensioni di una tragedia»

È Márcia Theóphilo a parlare, poetessa e antropologa brasiliana, candidata al premio Nobel per la Letteratura nel 2003, che canta della foresta amazzonica, delle sue molteplici culture, di quel mondo invisibile che ne è intrinseco, quelle sensazioni che solo la natura sa dare e attraverso la poesia che raggiunge il nucleo della foresta, la sua anima, scavandone affondo nei suoi segreti e difendendola come un’anziana madre o una giovane figlia, con il medesimo amore scaturito da chi sa quale legame consanguineo, con lo stesso furore, con la stessa voce appassionata mentre si denunciano i soprusi, con lo stesso intellettuale coraggio.

L’infanzia di Márcia Theóphilo è stata all’insegna della continua scoperta della cultura indias attraverso i racconti di sua nonna e di suo padre, la quale le ha narrato del continuo mutare della natura, l’incessante scorrere dei fiumi, l’antichissima origine della foresta amazzonica, grazie ai quali ha compreso il profondo legame con la natura: da allora, dunque, ha cominciato a interessarle i problemi che affliggevano la foresta amazzonica e delle piccole popolazioni che la vivono.

«Nel mio lavoro ho cercato di fare una fusione tra memoria emotiva e culturale, tra poesia e documentazione, tra mondo arcaico e contemporaneo, creando un tutt’uno in cui tutte queste materie si compenetrano. Penso che senza la poesia non si possa raggiungere l’anima della foresta. L’antropologia è una disciplina che ha privilegiato gli oggetti e la cultura materiale, io ho privilegiato il soggetto più leggero: l’anima. Non a caso sono poeta antropologa.»

Poeta antropologa per comprendere lo spirito dell’uomo a contatto con la pura natura, per ritornare a comprendere, a compatire, a osservare il mondo con occhi nuovi, curiosi e meravigliati.
Si deve osservare, quindi, questo mondo martoriato per essere consci che è l’unico che si ha a disposizione, che si dovrebbe tenere con più cura, più affetto in quarto alcune delle proprie azioni possono risultare nocive se perpetrate in massa continuamente.
Conoscere la natura per ritrovare l’essenza più pura dell’umanità. Imitando Márcia Theóphilo.

«Un popolo indio della foresta amazzonica ha realizzato nel suo linguaggio 16 modi diversi di descrivere il verde. Solo nel profondo di quella foresta si può coglierne così tante sfumature e significati. Distrutti gli uomini che erano capaci di scorgere 16 modi d’intendere il verde, distrutta ogni possibilità d’incontro con loro, resteremo per sempre esseri umani per cui il verde è solo verde. L’umanità avrà guadagnato in velocità di movimento ma chi può dire che il movimento sia più prezioso di questo colore.»

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