Che cosa è l’indipendenza intellettuale 

Per indipendenza intellettuale s’intende lo stato di non conformità di pensiero, ossia le proprie ideologie non possono essere incasellate in una determinata categoria di pensiero. Pare, tuttavia, come sinonimo di anticonformismo ma a differenza di questo -che appare perlopiù un movimento ideologico omogeneo e comunitario, perciò in sé conformista- l’indipendenza intellettuale è completamente unica, il cui pensiero scaturito non somiglia ad altre ideologie, in quanto è costituita dalle personali esperienze e conoscenze. Significa pensare senza temere lo scandalo e il moralismo, il quale non è più appartenente alla borghesia, ma al ceto medio, quello qualunquista, troppo ricco per essere un proletario, troppo povero per essere borghese, perciò galleggia in questo limbo. In questa classe media in cui vivono i medi, senza sogni e senza aspirazioni, perché convinti che non se li posso permettere, che non possono dare alcuna certezza. Una nuova borghesia che non ha più tempo per il moralismo, se non per l’ipocrita attivismo sociale, quell’inutile carità che si conferma nel più becero radical chic, in un comunismo falsato e mai teorizzato. Un proletariato che si sta esaurendo: quei pochi operai non hanno più interesse nella lotta di classe, ma a complottare sui social (il cui preferito è Facebook) e i nuovi proletari, gli immigrati, i quali vedono nel nostro paese l’ El Dorado perduto, la personificazione della speranza, nonostante la crisi, nonostante il dilagare della povertà e dell’odio. Significa quindi l’affermazione della propria identità in una società che costringe tutti a mutare se stessi per soddisfare certi bisogni di conformità e soprattutto di competitività.
Viviana Rizzo

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