La Memoria come un vaccino per l’indifferenza: Liliana Segre senatrice a vita

Liliana Segre, testimone delle più cruenti nefandezze di cui il genere umano abbia potuto mai sporcarsi, e senatrice a vita, un vaccino – come ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – contro l’indifferenza, e diventarlo oggi, a 80 anni dall’emanazione delle Leggi Razziali, significa richiamare la voce della Memoria, ancora una volta. Significa che permane ancora, nonostante il tempo che scorre e quindi guarisce, nonostante gli insegnamenti della storia, la necessità di rammentare quegli orrori laddove la memoria s’è fatta corta e perciò gli appartenenti di una determinata società che rappresenta quelle deficienze stanno assumendo i comportamenti propri di coloro che, in passato, hanno collaborato alla diffusione di idee anti-semite.

La paura che l’aberrante possa ripetersi è il coraggio dei sopravvissuti di continuare a testimoniare a dispetto dei ricordi dolorosissimi, dei lutti mancati, dei morti che non hanno potuto piangere, fino alla fine. Dovere di ascoltarli è di coloro che vivono serenamente nelle proprie tiepide case e apprendere la tolleranza.

Liliana Segre senatrice a vita significa che la Memoria si tramuta per la prima volta anche in politica divenendo così uno dei tanti pilastri che sorreggono la civiltà, un imperativo categorico per la fondazione di una società migliore. Solo adesso il passato diviene il mezzo con il quale rendere migliore il nostro avvenire.

Cosa accadrà quando tutti i sopravvissuti non ci saranno più su questa terra? Cosa accadrà quando non si potrà più udire la voce diretta della testimonianza? Conoscere la tangibile sofferenza e le lacrime sincere? Ci saranno i giovani che hanno ascoltato tali vicende e, ormai adulti, racconteranno alle prossime generazioni lo strazio di aver appreso che è esistito l’inferno in Terra e di aver cercato di comprendere il dolore altrui. Racconteranno di Liliana Segre senatrice a vita e di come la Memoria è divenuta un dovere politico, sociale, civile e morale. Un dovere a cui non poter sottrarsi finché non si annichileranno le parole d’odio, non crolleranno tutti i campi di concentramento di qualsiasi nazione, quelli della Cecenia, quelli dell’Etiopia. Finché non cadranno tutti i muri esistenti, le barriere. Finché permane l’odore nelle camere a gas di Auschwitz.

 

Viviana Rizzo

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