Se il mondo fosse un teatro, la politica sarebbe una recita scadente

Se il mondo fosse un teatro, la politica sarebbe una scadente recita. E quella italiana lo è ancora di più, una misera messinscena isterica nella quale ciascun politicante ha l’abilità di intervenire, affermare un proprio obiettivo non accusando, non diffamando, non mentendo, non promettendo l’inattuabile a un popolo già di per sé disperato, in costante ricerca di un adatto capro espiatorio a cui addossare le colpe di questa intensa crisi economica, sociale e culturale. Una classe politica che ha riguardi esclusivi troppo all’al dì fuori o troppo alla furiosa povera gente, troppo al concetto o troppo all’azione. Populismo e demagogia: tali sono i concetti cardine su cui ruota l’altisonante retorica politichese di questo pessimo (ma ancora salvabile) presente. Radicalismo chic: l’altra faccia della politica italiana, il falso perbenismo che non intravede gli oscuri disagi, le gravose conseguenze delle problematiche dei fenomeni sociali in atto.E i pochi buoni sono offuscati – come l’immenso cielo in una fitta coltre nebbiosa – dal grande rumore dei peggiori. E non ci resta che sperare su di essi.

1. Coalizione di Centro-Destra: Fi, Lega Nord, Fdi e Nci-Udc (o del romanzo del populismo)

Promettere, accusare, promettere e accusare: questo è il loro agire (non differente, in realtà, da quello degli altri partiti politici). Accusare il M5S perché timorosi del loro quasi 35% di consensi; accusare il PD per aver lasciato un ‘Italia zoppicante e un po’ zimbello dell’Europa; accusare gli immigrati perché, a detta loro, rubano il lavoro. Promettere più lavoro, meno tasse – sono più di vent’anni che essi sono per Berlusconi assicurazione di maggior voti -; promettere il mandare via tutti gli stranieri da questa nostra cara Italia, promettere altre azioni politiche ancora più che impossibili da attuare. Il tutto condito da una retorica altisonante e allarmante che infiamma i sentimenti più beceri del popolo qualunquista, che riaccende il ribollire dell’intolleranza, che incanta i disperati e i distratti.

2. PD: Renzi, l’ingenuità e il radicalismo chic 

Credere di poter ottenere la maggioranza significa essere molto ingenui. Tuttavia, tale Renzi non è, anzi egli è furbo, furbissimo e conosce le correte modalità di utilizzo di una pacata retorica, e anche un tantino radical chic, inconcludente per innalzarsi a miglior politico, miglior leader. Ma essa risulterà un metodo inefficace e deludente: è stato proprio il suo partito, è stato proprio lui a lasciare un Paese fremente e sballottante, a rinnegare qualunque cenno di speranza ancora esistente. E accusare il centro destra o il M5S non avrà come conseguenza quella di guadagnare maggiori consensi.

3. M5S: onestà e ambiguità

Tutta la loro ideologia politica si fonda sull’onestà, pretesa da se stessi e dagli altri. Anche con parole urlate, anche con l’assenza di mediazione linguistica. L’onestà è ciò che più il popolo italiano aspira da un suo futuro governo per una nazione ormai dilaniata dalla corruzione.

L’onestà è ciò che certamente ha fatto ottenere loro un ottimo 35% nei sondaggi. Tuttavia, spesso, anche loro risultano ambigui: non negli atti ma nelle prediche, non nelle accuse rivolte ma da quelle ricevute. Promettono anche essi l’impossibile – che è ciò da cui deriva il loro populismo -; affermano un concetto per poi affermarne il contrario; peccano di ingenuità e il loro accusare lì si ritorce contro e allora ogni minimo errore viene pagato caro, le accuse che gravano loro chiariscono qualunque flebile segno di ambiguità.

Troppo spesso ignorano il buonsenso per poter ascoltare il chiassoso lamento di chi troppo spesso ignora: da ciò la speranza di cancellare l’obbligo di vaccinazione, un errore che può divenire orrore se messo in atto.

Viviana Rizzo

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