L’Impeachment all’italiana 

L’Italia era più che vicina nel formare un governo, un piccolo passo che in questa landa desolata era immenso. Quel traguardo era innanzi agli occhi speranzosi degli italiani, una visione nitida tanto da non poter credere nella sua veridicità, tanto da poterla considerare come un miraggio di un’oasi nel deserto scaturita da un’intensa sete, questa volta di democrazia, e con un soffio, ovvero un nome, è tutto svanito. Per un solo nome scomodo, scomodissimo, per chi pretende di proclamarsi protettori di questa fantomatica Unione Europea che di unione ha ben poco a questo punto, ogni cosa è decaduta. Il nome era quello di Paolo Savona, importante economista che si è opposto, ha affermato la necessità di cambiamento, al modus operandi economico in vigore in Europa che deve riformarsi se ancora si crede in essa e nel suo valore.

Quanto costerà a Sergio Mattarella quel no a Savona? Quanto costerà agli italiani? Troppo e ciò che si scorge all’orizzonte ha del tragico e alcun esperto sospetta diversamente perché non è solo la politica ad essere in crisi ma lo è anche l’istituzione, anche a essa è rivolta la furia, le grida dei disperati che hanno creduto e votato questo faticoso governo del cambiamento. Il problema è stato proprio questo concetto ribollente di cambiamento che ha intimorito, questa grinta disarmante che molti l’hanno voluta additare come populismo che pur avendone alcune caratteristiche se ne scosta abbastanza grazie al compromesso che i politici italiani questa volta hanno deciso di perpetrare, l’opposizione impigrita e afona, questa Europa che sorride e accarezza le gote dei meravigliosi e potenti tedeschi e francesi e sghignazza ai P.I.G.S. (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), i più deboli economicamente: ma se l’UE teme il cambiamento come può pretendere di opporsi al populismo? Come può pretendere di migliorare se stessa e le nazioni che la compongono? Ma in fondo tutti sospettano che questa Europa teme non questa necessaria volontà di cambiare ma la trattativa, sedersi tutti assieme attorno un tavolo e discutere fino a raggiungere una reale e concreta soluzione perché se più di tre Paesi manifestano il malcontento, allora è necessario fare un esame di coscienza e avere il coraggio di ascoltare quelle voci aspre delle politica per poter mirare sempre e solo al miglioramento.

L’Italia deve aver il coraggio anche di opporsi all’UE e dimostrare di essere uno Stato determinato e volenteroso e con una figura di altissimo livello e notevole dignità come Savona aver l’intraprendenza di cambiare la propria politica economica per poter salvare questo zoppicante Paese.

Ma quell’opposizione non è solo un atto di subordinazione agli Stati forti dell’Unione ma è stato anche percepito come l’abnegazione della volontà popolare: dopo ennesimi governi tecnici, volontà assoluta del popolo è quella di trovare i partiti che hanno votato, a cui hanno dato la fiducia, con cui condividono le ideologie e questa opposizione è stato quasi uno sputo a questo voto. Cosa serve, allora, votare? Molti si chiedono, ormai sfiduciati e i più giovani, alle loro prime votazioni, con le loro belle tessere elettorali fresche di stampa, comprendono che questo diritto guadagnato con il sangue e le lacrime in realtà è tutta un’illusione, solo mera retorica, allora politica è solo un magna magna. In questo modo trionfa il populismo e quei sentimenti viscerali che proclamano i tanto temuti totalitarismi e dunque è inutile indignarsi e abbellirsi con semplicistiche e buoniste tesi radical chic.

Questo disarmante veto è un ritorno al 2013, all’incubo dello spread, dell’Iva che cresce, cresce sempre più, i tagli su tagli, licenziamenti, terrore, fame, odio e si ritorna tutto d’accapo. Hanno voluto prevenire l’ascesa del populismo ma ne hanno infiammato ancora più i sentimenti che ne danno origine. L’Italia non è un Paese che può pretendere di fare il ribelle perché la gente che la abita è scroccona e nullafacente,deve sottostare ai diligenti tecnici che credono ai dogma dell’economia e nient’altro.

Questo esito tragico è il cominciamento di un drammatico Stato d’Accusa, un impeachment all’italiana che punta il dito contro chiunque, un J’accuse che non risparmierà nessuna e la rabbia sarà a governarci.
Viviana Rizzo

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