Quando si è soli ad aprire la porta: l’Italia è il problema dell’immigrazione

Sono tempi nuovi questi: tempi di crisi, di furia, di fretta; tempi in cui è necessario sradicare le proprie origini per ritrovare la dignità. Sono tempi nuovi che necessitano, come tutti gli altri tempi passati, il capro espiatorio su cui riversare la ferocia scaturita dalla fame, quella furiosa fitta allo stomaco che acceca anche coloro che hanno fatto della morale il loro principio primo. La falla del sistema che svela la fragilità di un’intera società. E questi sono la migrazione, un intero continente che si riversa su un altro perché la propria superficie martoriato dall’aberrazione dei governi dittatoriali, della disumanità della guerra che di ogni cosa priva. Carburante di una crisi sociale che sta divorando persino le istituzioni, che sta facendo crollare le fondamenta perché centrali in un dibattito in cui le tesi logiche sembrano essere affievolite dai fervori ideologici: il radical chic che pretende l’integrazione assoluta, pur non confrontandosi con le difficoltà di comprendere le esistenti barriere culturali, e il neofascista che proclama spari a vista, pur non riconoscendo l’estrema sofferenza nei visi di chi arriva. Nessuna risposta, tuttavia, per coloro che cercano la pace.

Nero o bianco, fateli sbarcare o chiudete i porti. Nero o bianco. Ma la faccenda è molto più complessa di come appaia realmente poiché complessa è la realtà e i fenomeni sociali, storici, economici in atto. Perchè non esiste solo il nero o il bianco, nemmeno la mescolanza di idee, il grigio, ma una vasta gamma cromatica. Non la dialettica, tantomeno iI dialogo, non il bipolarismo ma la molteplicità e quindi il compromesso.

Non esiste solo la guerra e la dittatura ma esistono le associazioni mafiose che lucrano sui disperati chiedendo loro la vita. Ci sono nazioni fragili che sono i porti mediterranei della salvezza e un’Europa che non riesce ad ascoltare, che teme.

Non esiste solo il viaggio verso quello che è ormai diventato una tomba, il Mar Mediterraneo.

1.La provocazione di Salvini e la responabilità dell’Europa
Quando si è soli ad aprire la porta – dichiara Liliana Segre, Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta ad Auschwitz – possono succedere tante cose come quelle che sono successe

La responsabilità è dell’Europa se si sta verificando una chiusura e una decaduta dell’etica che afferma che salvare vite, quando è possibile, è un imperativo categorico, un dovere inalienabile, se la feroce intolleranza sta trionfando anche nel nostro Paese. La responsabilità è dell’Europa dal momento in cui non ha fornito tenace supporto a tutte quelle fragili nazioni del Mediterraneo che sono costretti, per ragioni geografiche, a far sbarcare tutti i migranti in arrivo dalle coste libiche. La responsabilità è dell’Europa dal momento in cui non regolamenta il flusso migratorio nei diversi Paesi dell’Unione; l’Italia è stata lasciata sola a occuparsi di migliaia di persone alla ricerca solo di dignità in un momento in cui i presupposti di un supporto non erano possibili data la crisi economica che inversa a nel Paese e le ambigue norme riguardo l’asilo politico.
Chiunque rimprovera la linea provocatrice della politica migratoria del nuovo ministro dell’Interno intesa alla chiusura per la insita crudeltà nella decisione di chiudere i porti (è ben notare, però, che l’unica nave non sbarcata dall’insediamento del nuovo governo è quella appartenente a una ONG olandese, mentre la nave italiana Diciotti con a bordo oltre 900 migranti invece è potuta attraccare a Catania) ha scaturito una reazione sorprendente. Molti paesi europei, infatti, hanno dato supporto all’Italia in questa sua tenace decisione (per esempio l’Austria) e altrettanto figure di spicco della politica dell’Unione hanno dichiarato che si, l’Italia è stata lasciata sola. “Parte dell’insicurezza in Italia ha la sua origine proprio dal fatto che gli italiani, dopo il crollo della Libia,si sono sentiti lasciati soli, nel compito di accogliere così tanti migranti – ha affermato Angela Merkel al quotidiano tedesco Frankfurter Allegmeine Zeitung (qui in italiano) – Abbiamo bisogno di un sistema comune dell’asilo e misure comparabili nella decisione su chi rimane e chi no” e la volontà dei Paesi europei bagnati dal mar Mediterraneo di organizzare un incontro fra i vertici così da supporre delle soluzioni di supporto e intervento. Deriva dunque che, forse, quel cruento no di Matteo Salvini abbia fatto scatenare una crisi che già da troppo tempo cercava risposte e soluzioni e forse si è più propositivi ad affrontare l’allarmante fenomeno migratorio.

2.Il Visto mancato
La soluzione sarebbe così semplice che è incredibile credere che i vostri [di Salvini, n.d.r] consiglieri non ve l’abbiano prospettata – scrive Gabriele Del Grande sulla propria pagina Facebook, giornalista e scrittore che lo scorso anno è stato arrestato al confine tra la Turchia e – Andate in Europa e chiedete a gran voce che le ambasciate UE in Africa riaprano i canali legali dei visti che hanno progressivamente chiuso in questi ultimi vent’anni, spingendo centinaia di migliaia di giovani nelle mani del contrabbando libico a cui abbiamo concesso il monopolio della mobilità sud-nord in questo mare”.
La soluzione più corretta ed efficace sarebbe quella di permettere l’immigrazione legale mediante la concessione dei visti anche alla popolazione degli Stati africani che non ha i presupposti per accedere all’asilo politico. Del Grande rimprovera infatti all’Europa di aver ridotto sino a chiudere la concessione dei visti lavorativi, inserendo nelle liste nere molti delle nazioni, se non tutte, del continente africano. L’immigrazione legale fermerebbe la grande piaga quale la mafia libica che lucra sulla vita dei più disperati, di chi scappa da guerre o dittature (come dall’Etiopia), chiedendo migliaia di dollari per attraversare una lunga tratta che va dal proprio paese di origine sino alle coste italiane, un viaggio di morte, di orrore. Un viaggio che costringe giovani donne alla prostituzione e giovani uomini all’illegalità, alla delinquenza. Un viaggio con l’enorme rischio di essere internati una una delle carceri della Libia, come raccontano sia Del Grande nel suo blog “Fortress Europe” che Alessandro Leogrande nel suo libro “La Frontiera”, in cui gli arrestati sono pestati o torturati e i famigliari in Europa soggiogati e costretti a pagare cifre esorbitanti.

Associazioni mafiose e carceri disumane: questo significa riportare sulle coste libiche i migranti. Riportarli indietro sarebbe una condanna a morte perché all’interno di quelle carceri i diritti umani, quelli più semplici, sono totalmente violati.

La soluzione è questa: concedere i visti perché così conseguendo si possano salvare migliaia di vite, ostacolare il traffico umano, la criminalità, la disumanità.

Perché l’obiettivo è unico: salvare vite umane. Il più possibile.

Viviana Rizzo

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